
Chiesa di Santa Maria in Trastevere
Un ricordo di Roma, recente (lo scorso autunno), intimo e personale, come intimo e personale è il "grazie" a tutti coloro che mi leggono e mi scrivono, accompagnato dall'augurio di una serena domenica di Pasqua, Tiberias
Non pomposi palazzi
colonne bianche contro l’azzurro,
ma un cortiletto
a un incrocio sghembo
di strade strette fra case stinte:
quattro tavoli storti
dietro verdi ringhiere arrugginite…
ma la cameriera filippina
rompe gli indugi
meglio la bottiglia intera
la vita è fatta per godere…
Prosecco e pizza
in un angolo tranquillo
che non pare di essere a Roma.
Solo in fondo alla prospettiva di case
auto scorrono veloci
contro parapetti marmorei.
Poche parole,
ma c’è il tuo sorriso
richiamato come da lontano
in sintonia col sole,
il gesto di sfuggita
a togliere una foglia gialla
dal mio calice colmo,
poi di colpo lo schiamazzo
di quattro ragazzi in corsa,
poi più nulla…
la lambretta che non riesce a prendere la curva…
Ma la vivacità della cameriera
riaccende l’atmosfera
mentre tu parli del suo paese,
occhi persi dietro i ricordi.
L’intero mondo si rovescia
su questo tavolino che traballa,
s’impiglia nella sedia di ferro
che non trova un punto fermo:
come il vino scorrono le tue parole,
negli occhi scuri il brillio dei bicchieri,
e la mano segue l’onda delle emozioni
richiamate come da lontano,
crogiuolo di sensazioni
rese in ombre migranti sulle ciglia,
dimentica della città che ruota intorno.
Ma sei tu Roma
e Roma è tutto il mondo
se ci sei tu.
© Tiberias 2009












