domenica, 12 aprile 2009

Chiesa di Santa Maria in Trastevere

 

 

 

 

 

 

 

Chiesa di Santa Maria in Trastevere

Un ricordo di Roma, recente (lo scorso autunno), intimo e personale, come intimo e personale è il "grazie" a tutti coloro che mi leggono e mi scrivono, accompagnato dall'augurio di una serena domenica di Pasqua, Tiberias


 
Non pomposi palazzi
colonne bianche contro l’azzurro,
ma un cortiletto
a un incrocio sghembo
di strade strette fra case stinte:
quattro tavoli storti
dietro verdi ringhiere arrugginite…
ma la cameriera filippina
rompe gli indugi
meglio la bottiglia intera
la vita è fatta per godere…
Prosecco e pizza
in un angolo tranquillo
che non pare di essere a Roma.
Solo in fondo alla prospettiva di case
auto scorrono veloci
contro parapetti marmorei.
Poche parole,
ma c’è il tuo sorriso
richiamato come da lontano
in sintonia col sole,
il gesto di sfuggita
a togliere una foglia gialla
dal mio calice colmo,
poi di colpo lo schiamazzo
di quattro ragazzi in corsa,
poi più nulla…
la lambretta che non riesce a prendere la curva…
Ma la vivacità della cameriera
riaccende l’atmosfera
mentre tu parli del suo paese,
occhi persi dietro i ricordi.
L’intero mondo si rovescia
su questo tavolino che traballa,
s’impiglia nella sedia di ferro
che non trova un punto fermo:
come il vino scorrono le tue parole,
negli occhi scuri il brillio dei bicchieri,
e la mano segue l’onda delle emozioni
richiamate come da lontano,
crogiuolo di sensazioni
rese in ombre migranti sulle ciglia,
dimentica della città che ruota intorno.
 
Ma sei tu Roma
e Roma è tutto il mondo
se ci sei tu.

© Tiberias 2009

 

postato da: Tiberias alle ore 20:02 | Permalink | commenti (9)
categoria:roma, poesie e poemi
giovedì, 26 marzo 2009

 

          

Da bambino era tutta una meraviglia
spalancare lo specchio a muro
che su tre lati moltiplicava all’infinito
il mio viso incuriosito,
la lingua pendente,
ammiccante insolente.

Prima di conoscere Pirandello
intuivo che il vero io ero quello:
tagliuzzato a pezzettini.
Tuttavia, fra cento,
uno doveva essere autentico,
magari quello in disparte,
che di profilo guardava lontano,
l’aria assorta, forse sognante.

Allargando leggermente le ante,
l’imponente montagna di fianco
saettava la superficie specchiante
con scaglie abbaglianti di boschi e nevai
frantumati in mosaici di mille colori,
rincorsi dimentico delle mie facce,
per gioco variando le angolazioni.

Oggi di tante faccende
ricordo unicamente i colori:
allegri, briosi, leggeri,
morbidi come fazzoletti di seta giapponesi.

Non ritrovo pianti sconsolati,
nè capricci per il male del primo dentino,
rintraccio solo sorrisi
confusi a riflessi dorati,
e il bacio della buonanotte,
rosso porporino.

Felicità è quel che resta
delle vicende varie della vita,
dolori e pianti
smarriti per via,
colori e risa moltiplicati dallo specchio,
simulacro di poesia.

© Tiberias 2009


Ha ragione De Vanne: sono latitante, ma ho alle mani due pubblicazioni, un corso alle magistrali, lavori di ampliamento nella mia nuova casa... e il tempo vola! Spero comunque di poter presto... tirare il fiato e rifarmi vivo!


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categoria:poesie e poemi
sabato, 31 gennaio 2009

Se mi sorprendi, assorto,
seguire il volo dell'aquila
che a larghi giri nel sole
sale sempre più in alto,
non chiedere se sono felice;
la felicità è così sottile:
ha la grazia della pattinatrice,
le braccia protese
su riflessi iridescenti.

Se ti sembro assente,
intento a fissare nella mente
l'improvviso rivelarsi di un volto,
non domandare se penso a un amore lontano;
non c'è lontananza nell'amore:
anche il viso più evanescente
può gravare come macigno.

Se mi vedi accennare un sorriso
seguendo gli echi armoniosi
rifranti nella cerchia dei monti,
non chiedere che musica ascolto;
le melodie celesti sono effimere:
suonate da insetti sopra esili steli,
basta a dispenderle il soffio di una parola.

Se mi guardi sorridere,
divertito dal fascio di luce, filtrato
furtivo tra i rami come occhio pungente,
non domandare se ti amo;
l'amore è così fragile:
ha lo spessore della rugiada
prigioniera fra gli aghi d'un ramo di pino,
ferita da un raggio di sole.

Se un profumo di vaniglia
mi spinge a esplorare la costa fiorita,
non chiedere che cosa cerco;
potrei spezzare il filo che mi lega alla vita:
la ragione del mio esistere,
in questo continuo indagare,
come dolce condanna.

© Tiberias 2009

 

postato da: Tiberias alle ore 09:27 | Permalink | commenti (19)
categoria:sensualità, poesie e poemi
martedì, 20 gennaio 2009

Sulla riva del fiume
dove il sole screzia l’acqua
con lame d’argento,
domandavi un velo
a coprire il petto
posato con dita tremanti,
le nocche sfioranti
colline di neve.
Lungo indugio aggiustando
l’orlo di spugna
che a stento impediva
l’affiorare di falci di luna:
dolce contatto
col delicato incarnato,
arcane emozioni
se bottoni dorati
profumavan di latte.

Ripresa d’assieme
sulla sabbia distesa
ruotavi il petto
protetto da mani
generose di dolci visioni
di tre quarti contro terra
volendo coprire
con serico telo
la generosa rotondità dei tuoi fianchi.
Tenendone un lembo
risalivo sfiorando colline dorate
fingendo di chiedere
se fossi d’accordo,
se meglio un pochino più basso
o un tantino più alto
quanto bastava
alla mano vagante
avvertire delicate pelurie
indugiando su sponde
sognanti l’ampiezza del mare,
nel calore del corpo
brillio di fresca rugiada.

Se ancora chiedevi che il velo
aderisse alle forme sinuose,
con mano incerta
sfiorato l’abisso
che rompe la curva
del tuo tondo di luna,
seguendo i sospiri
premevo con tocchi scanditi
da strette improvvise
volendo impedire
a ciuffi ribelli
il tremulo allungo
di fiori aspersi d’acqua novella.

Abbandonata
come antica dormiente,
nel lento ansare del petto
tradivi l’interna passione,
scordando d’un tratto il chiocciare dell’acqua
placida nell’insenatura vicina,
urtato dal forte brusio
più in basso
di onde rotte fra i sassi,
urlo improvviso nelle viscere,
se l’innocente arcuarsi
di tutto il bacino,
spinto lontano ogni velo,
mostrava allo sguardo tremante
corolle proibite
penetrate dal sole…

Sensibili dita
sapevano allora sfiorare
nel totale abbandono
l’antro proibito
dal profumo di muschio.

© Tiberias 2009

postato da: Tiberias alle ore 19:54 | Permalink | commenti (4)
categoria:sensualità, silloge, eroticamente soffice
giovedì, 25 dicembre 2008

Sono sollecitato a pubblicare questa poesia da una discussione nella Domus Laurentii di Lorenzo de Vanne, dove ci si confronta sul perché e per chi si scrivono poesie. Ora, proprio questa poesia mi permette di raccontare un'esperienza che mi ha toccato profondamente. Ero stato assente e al ritorno trovo il mail di una signora che mi dice di essere andata al funerale della mamma di un comune amico, in un piccolo villaggio in fondo a una valle alpina e che in cimitero hanno letto la mia poesia"Madre". Confesso che mi ha fatto effetto, ho riflettuto parecchio su questo fatto che in fondo confermava la mia idea che si scrive sempre per qualcuno (magari senza sapere chi). Anche quando il testo rimane nel cassetto, il movente che ci aveva spinti a scrivere è quello che Paul Éluard definisce molto bene quando afferma che ogni poesia può essere ricondotta a tre semplici parole: "Je t'aime". Quindi ogni poesia è un atto d'amore, un gesto che tesse un legame tra gli uomini, e oggi che è Natale vi lascio con questa speranza, che la vera poesia contribuisce a rendere migliore il mondo. Buon Natale, Tiberias.       

Bizzarro sogno
se con gli sci
mi buttavo sul pendio
dove mia madre e la sorella
ammucchiavano il fieno.
Ma poi
rifatto saggio
col rastrello
le aiutavo a pulire
l'angusto prato
sotto il bosco di betulle.
E quando mi allungavo a raccattare
tre foglie gialle
accartocciate dietro il muro
l'ombra in nero di mia madre
come allora mi disse:
"Non ti preoccupare
per quelle poche foglie secche:
le raccoglierò a novembre
quando il freddo le avrà ghiacciate
negli anfratti brinati".
Ho sorriso nel sogno
perché era sempre lei.
Ma nelle forme che svanivano
una morsa mi serrò il cuore:

perché la mamma è morta. 

© Tiberias 2009

 

postato da: Tiberias alle ore 18:56 | Permalink | commenti (12)
categoria:poesie e poemi
sabato, 06 dicembre 2008

Hai inciso profonde tracce
nel cammino della mia vita:
dolci, ma ferme parole appena sussurrate,
carezze di esili dita a ricordare
di tenere a un fine.

Tracce sul corpo,
d’improvvisi sussulti allo sguardo,
duri, repressi nodi atavici
sciolti alle tue parole:
nelle membra un tremore
profondo e liberatorio.
Tracce nell’animo
prendendomi per mano,
accompagnandomi nei sogni
titubante, poi sempre più sicuro,
pronto a cogliere le sfide
del tuo cuore inquieto,
dei tuoi slanci improvvisi
che fugavano le mie paure.

Ma la traccia più profonda
l’hai incisa nel cuore
sciogliendo il nodo che lo attanagliava,
liberando le parole della tenerezza,
i gesti di un’amicizia profonda:
gioia e tremore nello starti vicino
condividendo felicità e affanni,
i richiami dei sensi
come repentini squilli,
gli slanci d’amore universale,
come abbraccio, nel mondo intero,
dei bimbi denutriti e impauriti.

Senza pensarci,
l’esercizio letterario
s’impregnava di vita,
indicando la strada
che rende le più trite parole
testimonianze di verità.

  © Tiberias 2008

 

postato da: Tiberias alle ore 02:16 | Permalink | commenti (8)
categoria:sensualità, poesie e poemi, silloge, eroticamente soffice
giovedì, 06 novembre 2008

  

                     


               Eri acqua, aria, terra e fuoco
               splendida amica,
               quando nuotavi leggera
               nel limpido azzurro

               e ne uscivi soffio trasparente:
               Venere una vita intera sognata
               o addossata alla roccia
               il tuo corpo ne modellava le pieghe
               e il sole incendiava di riflessi
               l’ansa del fiume:
               fuoco acceso a riscaldare questa
               terra fredda e gelida e disperata,
               aria di sogno rarefatta,
               acqua fluente in sorriso
               ad acquietare la mia sete.


               Luce fredda rifratta dalle onde.
               Son ritornato, solo, a bagnarmi
               nel fiume dove abbiamo riso insieme.
               Mi guardo intorno, ma non scorgo
               la tua superba coda di cavallo,
               il tuo corpo che lentamente
               con grazia soave
               lascia l’acqua e si riveste di sole;
               impossibile ricordare il tuo viso
               così splendido, così radioso.
               Chiudo gli occhi
               ma nulla si disegna in questo buio: 

               l’aria è immobile, il tempo ti ha rubata.
               Solo ricordo che mi sorridevi
               e il mondo intero sorrideva a te.

 

                        © Tiberias 2008 


Dopo una magnifica settimana trascorsa a Roma..., mi rifaccio vivo

 

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categoria:sensualità, poesie e poemi
mercoledì, 15 ottobre 2008

NOUS AVONS FAIT LA NUIT

 

 

Nous avons fait la nuit je tiens ta main je veille

Je te soutiens de toutes mes forces

Je grave sur un roc l’étoile de tes forces

Sillons profonds où la bonté de ton corps germera

Je me répète ta voix cachée ta voix publique

Je ris encore de l’orgueilleuse

Que tu traites comme une mendiante

Des fous que tu respectes des simples où tu te baignes

Et dans ma tête qui se met doucement d’accord avec la tienne avec la nuit

Je m’émerveille de l’inconnue que tu deviens

Une inconnue semblable à toi semblable à tout ce que j’aime

Qui est toujours nouveau

 

 

 

NOTTE IN BIANCO

 

Notte in bianco, mano nella mano veglio

e ti sostengo con tutte le mie forze.

Incido a stella nella roccia

la silloge delle tue risorse:

solchi profondi da cui germoglierà il tuo corpo

nella sua pienezza.

Tra me ripeto la tua voce in sussurro

e quella più alta del frastuono della strada.

Rido ancora dell’orgogliosa

che tratti da mendicante,

dei matti che rispetti, degli umili fra cui t’immergi.

E nella mente, dolcemente entrata in sintonia con la tua, con la notte,

mi meraviglio della sconosciuta che diventi:

sconosciuta che ti rassomiglia,

simile a tutto ciò che amo

e che trovo sempre nuovo.

 

© Tiberias 2008 

PS Ho trovato, distribuiti quasi con uguale frequenza, due diversi finali. Ho preferito "mi meraviglio della sconosciuta che diventi" all'altra: "je m'émerveille de l'inconnue qui te ressemble / pareille à toi..." "mi meraviglio della sconosciuta che ti rassomiglia / simile a te...". Ma si può discutere

 

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categoria:traduzioni, sensualità, poesie e poemi, altri poeti
giovedì, 02 ottobre 2008

Zampilli
di riccioli neri,
occhi mirtillo,
nasino come stelo di giglio,
ali di farfalla le labbra
socchiuse al sorriso,
guance che in lieve rossore
fanno l’ovale perfetto,
posato sul collo
come danza di cigno,
colline innevate sotto la luna
le sode mammelle
in filigrana azzurrina
sul lento ansare del petto:
onda biancicante che lambisce la battigia
in notte serena;
è l’ombelico
segreto mandála,
porta del tuo mistero;
conchiglie d’argento
le tenere curve
sfumanti su tronchi
torniti da scultori divini;
ma nella notte chiaro-oscura
sull’atollo corallino
dove spruzzi argentati
riflettono raggi di luna
s’apre un gorgo
fra sponde schiumose,
dove turgido
voglio tuffarmi,
disperato cercatore di perle.

© Tiberias 2008

 

Ringrazio tutti gli amici per i loro commenti e mi scuso di essere un poco latitante, ma è perché sto traslocando, e quando ci sono molti libri da spostare, non solo diventa duro fisicamente... ti cade un libro, lo raccogli, lo apri (o si apre da solo): è una poesia di Neruda; e come si fa a non leggerla?! E magari se ne leggono altre... Poi riprendi a impacchettare, ma da un libro fa capolino un foglietto bianco... e allora vai a guardare: questa volta è "Arsenio" di Montale... C'è poi il libro regalato da una cara amica, quello che ti è stato spedito dal mare al posto della solita cartolina (un delizioso libricino coi poeti che hanno "cantato" le Cinque terre!)... Basta, non si finisce più, meraviglia e malinconia nel contempo...

 

postato da: Tiberias alle ore 23:52 | Permalink | commenti (8)
categoria:sensualità, poesie e poemi, eroticamente soffice
mercoledì, 24 settembre 2008

 

Quando il cuore è vuoto
d’ogni desiderio,
vacilla la mente
inebetita dalla noia,
dimenticata ogni meta,
sommersa
l’idea diversa
che colora le ore,
se leggo proibito fiore
sento dal profondo
spirare una brezza
che accarezza
risvolti intimi dell’animo,
penetra sottilmente
in meandri nascosti
dona colore alle pallide
idee sonnolenti;
nello spirito e nel corpo
tutto si anima:
batte di nuovo il cuore
ritmi generatori di vita,
guardo con occhi increduli
le membra ridestarsi,
la brezza invisibile
diventar venticello
che mi sospinge sulla riva del mare
e nella mente
esplode l’azzurro
e rosso di fuoco
su vaghe curve sinuose
di onde lambenti
membra sensualmente scolpite,
addentrandosi in piccoli vortici
fra petali e corolle proibite,
mentre muscoli flaccidi
sentendo ricrescere
segrete tensioni
assumono forme virili.
Respiro, e sorrido alla vita,
non importa se in sogno
tornerà questa notte
danzando leggera tra veli di seta
la visione del proibito fiore,
colma dell’ansia
d’impossibili abbracci:
che importa,
è sentirsi rinascere.

© Tiberias 2008

postato da: Tiberias alle ore 13:35 | Permalink | commenti (9)
categoria:sensualità, poesie e poemi, silloge, eroticamente soffice
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